Descrizione
Umberto Bossi, che si è spento ieri all’età di 84 anni, ha lasciato il segno a Lazzate, dove è stato molto più che un leader di partito, ispiratore del movimento politico, la Lega, che amministra ininterrottamente il Comune dal 1993 e che oggi si unisce al cordoglio e alla vicinanza ai famigliari del deputato scomparso.
Umberto Bossi è stato innanzitutto un amico vero di Cesarino Monti, indimenticato sindaco di Lazzate per oltre 11 anni, fino alla prematura scomparsa nel 2012, durante il suo terzo mandato. Bossi è stato ispiratore e guida per molti militanti locali, consiglieri comunali e assessori che si sono succeduti in questi 33 anni a Lazzate, compresi l’attuale sindaco Andrea Monti, e colei che lo ha preceduto, oggi vicesindaco, Loredana Pizzi.
Umberto Bossi è stato più volte a Lazzate, in varie occasioni, sia politiche che di festa, confermando la sua vicinanza a Cesarino Monti, fino alla presenza in prima fila, visibilmente turbato e commosso nel giorno del suo funerale nel luglio del 2012. Ma la serata lazzatese di Bossi di cui si parlò in tutta Italia fu quella del 27 luglio 1999, quando, accanto a Cesarino Monti, si mise alla guida di un corteo di 10mila persone, arrivate da tutta la Lombardia e non solo, per difendere il sindaco che era stato sospeso dal prefetto, per avere disobbedito all’ordine di cancellare il concorso pubblico per due posti di lavoro in Comune in cui si attribuiva un punteggio maggiore per la residenza in paese. Una reazione di popolo mai vista prima, che costrinse il prefetto, tramite il Ministro dell’Interno ad un clamoroso “dietrofront” lasciando intatto l’esito di quelli che vennero ribattezzati i “concorsi padani”.
Tra i tanti messaggi di cordoglio che hanno attraversato la politica in queste ore nel ricordo di Umberto Bossi, il sindaco di Lazzate, Andrea Monti, che lo conobbe e frequentò fin da giovanissimo, accanto al padre, ha voluto ricordarlo con una testimonianza significativa.
“Ci ha insegnato il coraggio, ci ha insegnato a mettere in pratica lo spirito di Carlo Cattaneo, quello che vedeva il Comune come una famiglia, una famiglia che se necessario doveva combattere per difende le proprie ragioni” -scrive Monti. “Lui e Cesarino avevano in comune proprio il coraggio nell’affrontare ogni avversario a viso aperto, in modo duro ma sempre leale. Non con l’inganno, non con la palude, sempre con la spada della politica. Piangiamo la scomparsa di un gigante della politica del ‘900, un uomo del popolo per il popolo. Ci ha insegnato a fare politica con la canottiera, perché è così che si difende la propria gente, la propria comunità, la propria famiglia, la libertà. Ciao Umberto, un onore essere stato al tuo fianco. Grazie per quello che ci hai insegnato e per l’esempio che darai alle generazioni future”.
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Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2026, 16:30